Cane bastonato
Il cane di base è socievole e cerca la compagnia degli umani e degli altri cani.
Ma se incappa nella sfortuna, in cambio di questa pur lodevole disposizione, viene messo alla catena, malmenato, affamato, massacrato dagli altri cani e se è sfortunato fino agli estremi, la vecchiaia la passa in un canile, solo, come un cane.
Antonio Perria, apparteneva a questa razza. Innanzitutto era un bastardo. Si, lui suo padre non l’aveva mai conosciuto Sua madre si, faceva tanti lavori saltuari anche i più umili, così lui non patì la fame.
Nessuno gli aveva dato le dritte giuste per stare diciamo in società, aveva un fisico gracile, il coraggio non gli mancava e così ogni giorno prendeva un sacco di botte. Il suo era un quartiere difficile e lui era il bastardo, così non aveva amici e il gruppo si sa non perdona chi è isolato.
Così, sapendo che sarebbe capitato di doversi confrontare soli a solo con lui, e in quel caso sarebbe stato pericoloso, gli riservarono il trattamento del sacco, lo presero lo infilarono in un sacco e con calci e bastoni picchiarono fino a che furono stanchi, poi abbandonarono il sacco, senza preoccuparsi se fosse vivo o morto, non importava, era solo un bastardo, in fondo...
I passanti avevano fretta, nessuno si preoccupò di aprire quel sacco inzuppato di sangue. In un modo o nell’altro uscì fuori con le unghie e con i denti, poco prima che passasse la raccolta dell’immondizia.
Come ne uscì era irriconoscibile, neanche sua madre lo riconobbe, solo quando lui disse, sono io, gli disse entra e non profferì parola, lo lavò, disinfettò le ferite e il medico condotto che era un brav’uomo e se era il caso curava gratis, gli steccò gambe e braccia e se ne andò dicendo che sarebbe tornato da lì ad un mese.
Fermo giovanotto mi raccomando, hai visto chi ti ha ridotto così?- Il mondo-, rispose lui, e fra se giurò in quel momento che si sarebbe vendicato.
Passarono gli anni, da gracile che era, scegliendo i lavori sempre più pesanti, era diventato una temibile massa di muscoli. Chiunque lo incontrasse a vederlo era preso dapprima dalla paura poi badava bene di non fissarlo.
Non aveva amici a parte un amico paraplegico al quale destinava mille attenzioni. Ma l’amicizia non durò, il suo unico amico aveva al collo una catenina d’oro, gliela strapparono e perché non potesse parlare gli diedero una coltellata al cuore.
Antonio lavorava a quet tempi in una cava, la dinamite non gli mancava, si disse- tanto è un posto di merda-, la notte fece il giro, mise cariche dappertutto, alla mattina con un grande boato, l’ìntero quartiere venne svegliato, non aveva avuto il coraggio di uccidere davvero, erano saltate solo le fognature e c’era una gran puzza..
La strada che prese attraversava il paese , era dritta e s’incuneava fra i monti, non sapeva dove portasse, sicuramente lontano da quel posto schifoso, lui prese a camminare, il mondo vecchio era alle sue spalle, e lui non sapeva quando e dove si sarebbe fermato ma era ogni passo più lontano, tanto bastava, lontano…Un cane gli corse dietro, lo raggiunse, era un randagio, un bastardo, come lui in un certo modo, gli leccò la mano, Antonio lo guardò, pensò un attimo poi gli fece una carezza e disse -vieni amico, fammi compagnia.